Toccare il cielo con un dito. E questa volta non è un modo di dire!

  9 agosto 2018  >   Flash · Ultime notizie

L’astronomia per i non vedenti: a Latina un’associazione insegna ai non vedenti come vedere e “toccare” il cielo con le proprie mani

 

Insegnare l’astronomia a chi sembra impossibilitato a farlo perché affetto da gravi disabilità visive e permettere loro di conoscere ed esplorare il cielo: è questa la sfida accettata (e vinta) dall’Associazione Pontina di Astronomia (APA) di Latina che, tra le tante attività, da quasi dieci anni organizza corsi dedicati ai disabili visivi che riescono letteralmente a vedere e “toccare” il cielo con le proprie mani grazie a strumenti e supporti specificatamente pensati e costruiti per la tiflodidattica.

L’associazione è presieduta dall’Ing. Andrea Alimenti e riunisce ingegneri, ricercatori ma anche semplici appassionati di astronomia che hanno messo in pista tutto il proprio talento da maker per realizzare strumenti adatti a “toccare il cielo con le dita”.

 

 

Per capire meglio cosa significhi immaginare e “costruire” nuove forme di didattica per i non vedenti abbiamo fatto qualche domanda ad Andrea Miccoli, ex maggiore dell’Aeronautica che, oltre ad essere l’ideatore del corso di astronomia per non vedenti, ha anche realizzato fisicamente i vari strumenti di supporto alla tiflodidattica. Ecco cosa ci ha risposto.

D. Come è nata l’idea di insegnare l’astronomia ai disabili visivi?

R. Svolgendo lezioni di astronomia semplice e pratica ai bambini delle elementari,  abbiamo capito, in modo certo, che con la passione per l’astronomia si nasce, come si può nascere con la passione per qualunque altra disciplina artistica, scientifica, indipendentemente dall’efficienza degli organi vari del corpo umano deputati al funzionamento dei sensi, vista compresa.

Nel 2009, Anno Internazionale dell’Astronomia, abbiamo visto che per tutto il mondo, in tutte le nazioni,  erano state preparate grandi cose, ma per i ciechi nulla. Per questo motivo, dal 2010 in poi, ogni anno abbiamo fatto un corso sempre più ricco di strumenti, cominciando con i pochissimi che allora avevamo a disposizione.

D. Dimensioni, pesi, distanze tra corpi celesti ma anche fenomeni quali attrazione gravitazionale, luci ed ombre: come è possibile insegnare parametrici fisici e spaziali così complessi a chi soffre di disabilità visive totali o parziali?

R. Dipende tutto da varie capacità tecniche del tiflodidatta, dal suo bagaglio di esperienze pregresse in campo tecnico, immaginare come dovrebbe essere uno strumento per spiegare un certo fenomeno; poi, riuscire a vederlo con gli occhi della  mente e capire se può funzionare; poi avere la possibilità di dare corpo al pensiero in modo immediato e facile avendo spazio, tempo e strumenti di lavoro perfetti e subito a disposizione.

D. Quando parliamo di maker ci riferiamo a persone dalla forte creatività che, con approccio innovativo, creano prodotti per avvicinare la nostra società a un futuro più semplice e divertente “inventando” (talvolta da zero) strumenti, soluzioni, interfacce e supporti. Quali strumenti vi aiutano ad insegnare una materia complessa e così legata ai nostri sensi e alle nostre percezioni, quale l’astronomia?

R. Per  “inventare” strumenti interessanti, belli, utili, fatti bene non basta quello che abbiamo detto prima (grande bagaglio tecnico), bisogna aggiungere i due  ingredienti che “accendono” il cervello: l’entusiasmo e la passione! A questo punto c’è da dire che per la risoluzione dei problemi tecnici il “creativo” passa il suo tempo cercando ispirazione nei  negozi “Brico”, nei mercatini dell’usato, nei negozi dei cinesi, ecc. Quindi un creativo non si può costruire ma si  può riconoscere. In questo caso, va alimentata con grande attenzione la fiammella che lo distingue dagli altri per ciò che lo interessa, lo appassiona e  lo entusiasma.

 

Il sistema solare visto con le mani

 

Tra i supporti a misura di non vedente costruiti da Miccoli, ad esempio, c’è un  mappamondo con tutti gli elementi in rilievo così da permette di far rilevare con le dita bordi e confini di continenti; per conoscere ed esplorare il cielo notturno è stato costruito un sistema di sfere celesti rotanti, cave, colorate e con le stelle in rilievo che permettono poi ai non vedenti di esplorare la via lattea e ricercare i segni dello zodiaco. Un sistema di corde con nodi e pesi permette invece di comprendere la distanza tra i pianeti, mentre pesi e sfere di metallo aiutano a percepirne la massa. Altri strumenti sono costruiti apposta per rappresentare il ciclo delle stagioni, gli equinozi, ombre e giustapposizioni che generano le eclissi. 

 

Gli strumenti realizzati dall’APA per rendere l’astronomia accessibile ai non vedenti e ipovedenti

 

L’esperienza dell’Associazione Pontina di Astronomia ci mostra come sia possibile portare il cielo letteralmente nelle mani di chi non riesce a vedere attraverso i propri occhi.

Oltre ai corsi, l’Associazione organizza delle vere e proprie serate astronomiche accessibili a disabili motori e a disabili visivi, che riescono così a partecipare all’osservazione di eventi astronomici importanti quali l’eclissi dello scorso 27 luglio o l’immancabile incontro di mezza estate con le Perseidi, le stelle candenti che accompagnano la notte di San Lorenzo.

Non ci resta che darvi appuntamento a Maker Faire Rome dove conoscere i progetti vincitori della Call for Space e i prototipi partecipanti a Make To Care e scoprire quanto i maker possano contribuire a migliorare la vita di tutti noi.

 

 Lorenzo Orlando, Link Campus University

 

 

Alcuni membri dell’APA che hanno reso possibile il corso di astronomia per non vedenti conclusosi il mese scorso. Da sinistra: Luigi Craus, Alida Giona, Andrea Miccoli (l’ideatore), Claudio Marinelli, Amelia La Duca, Andrea Alimenti (il presidente) e Daniele Dimauro.