Gli Healthbot approdano in medicina: rivoluzione o semplice moda?

  6 Agosto 2018  >   Flash · Ultime notizie

Dialogare con i medici… e non solo: in un mondo sempre più digitale anche il settore medico non vuole essere da meno! e lo scopo è assolutamente nobile: garantire al paziente massima efficienza e qualità delle cure.

 

La digitalizzazione in campo medico è in piena evoluzione e già mostra un enorme potenziale: app, monitoraggio della salute h24, sistemi sanitari personalizzati, intelligenza artificiale e healthbot garantiscono risultati migliori a costi inferiori. Beneficeremo sempre più dell’ausilio delle macchine e device diversi per aspirare ad un mondo in cui tutti, ovunque e in qualsiasi momento, possano ottenere la massima qualità delle cure.

 

Gli utenti cercano soluzioni mediche su Internet e “Dottor Google” risponde

 

Molti utenti raccontano, ad esempio, di cercare soluzioni mediche su Google, perdendosi però in un labirinto di pagine con soluzioni spesso inadeguate e non pertinenti, trovandosi poi in uno stato di ansia spesso ingiustificata per i sintomi più disparati. Un healthbot opportunamente programmato potrebbe risolvere questo problema!

Cos’è un healthbot?

A molti sarà capitato di usare e chiedere informazioni a Siri o a Cortana, oppure all’assistente di Google, ma chi c’è dietro? Un chatbot, ovvero un software che si basa sull’intelligenza artificiale, in grado di dialogare con l’utente in real time e nello stesso linguaggio. Questo software impara progressivamente e quindi è in grado di affinare le risposte per avere un dialogo sempre più vicino e in linea con l’utente, con i suoi bisogni e le sue aspettative.

Ad oggi i chatbot sono impiegati in diversi settori: assicurazioni, servizi bancari, vendita al dettaglio, ma tra i diversi impieghi troviamo un settore in evoluzione che è quello sanitario. In questo caso si parla di healthbot e sono ancora in fase sperimentale. Ad oggi gli healthbot sono usati per prenotare e fissare un appuntamento con il medico in base alla gravità dei sintomi, monitorare lo stato di salute con l’invio di una notifica all’infermiere o al medico in caso di parametri anomali o sono usati come assistenti domiciliari.

E se anche i medici usassero gli healthbot?

Tra i possibili impieghi e vantaggi, gli healthbot potrebbero sostituire le interazioni con diversi database per fornire informazioni più puntuali possibili relative ad una patologia o alla terapia che un determinato paziente sta seguendo.

 

Esempio di uso di un healthbot

 

Oggi gli healthbot sono in grado di rispondere a domande semplici sulla salute e in futuro saranno più precisi e in grado di integrarsi con le informazioni provenienti da sensori indossabili, da smartwatch e dalla cartella clinica digitale, per fornire informazioni sempre più puntuali sulla salute di ogni persona, garantendo allo stesso tempo la sicurezza dei dati personali.

Usi e implementazioni in campo medico siano ancora in fase di test, vediamo alcuni esempi di chatbot in campo medico: Sense.ly un’infermiera virtuale che utilizza il machine learning; AiCure in grado di analizzare le immagini inviate e capire se il paziente sta rispettando le indicazioni prescritte; Babylon Health che, attraverso l’intelligenza  artificiale, identifica le diverse patologie e suggerisce la terapia più adatta; Woebot, un aiuto psicologico per smettere di pensare in negativo.

In Italia, MSD Salute ha sviluppato un healthbot per migliorare la qualità di vita delle persone con Alzheimer, rispondendo alle domande dei  pazienti ricordando loro eventuali terapie farmacologiche, nomi e contatti dei familiari e come ritrovare la strada di casa.

In generale, l’integrazione degli healthbot può essere vantaggiosa soprattutto nel rispondere, velocemente, a domande semplici ma frequenti; in un  futuro non troppo distante potrebbero essere impiegati in diversi modi:

– informare su patologie e relative terapie da seguire (l’healthbot fornirebbe informazioni precise al medico per una terapia da prescrivere e al paziente per seguire un trattamento);

– migliorare l’aderenza alla terapia, che spesso i pazienti cronici modificano in autonomia (l’ healthbot sarebbe in grado di “educare” il paziente fornendo informazioni e ricordargli come e quando assumere un determinato farmaco).

Quale strada prenderanno gli healthbot? Non ci resta che aspettare (non troppo a lungo) per avere una risposta certa, nel frattempo possiamo sbirciare cosa c’è di innovativo nel campo della salute a Maker Faire Rome il prossimo 12-14 ottobre a Roma.

 

Lia Alimenti, ricercatrice DASIC, Link Campus University.