Nuovi materiali (naturali) per la stampa 3D: le ricerche del RadChemLab

  5 Dicembre 2018  >   Accadeva a MFR · Progetti

Obiettivo del team è riutilizzare prodotti di scarto, come gli olii esausti alimentari

Si occupa delle ricerche sulla stampa 3D e i suoi obiettivi sono in linea con i principi dell’economia circolare: riuscire a riutilizzare e valorizzare materiali che normalmente sono considerati di scarto, come olii esausti alimentari o materiali lignocellulosici. E’ quanto si propone di fare il RadChemLab, laboratorio di chimica delle radiazioni e spettroscopia EPR del dipartimento di Chimica dell’Università di Pavia

RadChemLab
credits www.facebook.com/RadChemLab

La squadra

Nel team del RadChemLab ci sono: Diego Savio Branciforti, laureato in Ingegneria Ambiente e Territorio (è specializzato in stampa 3D a stereolitografia), Daniele Dondi, professore associato presso l’Università degli Studi di Pavia (è specializzato in fotochimica e chimica dei polimeri), Simone Lazzaroni, dottorato in Chimica Organica (è specializzato in fotochimica e chimica dei radicali), Carla Augello, è laureata in Ingegnere Ambiente e Territorio (come suo lavoro di tesi ha sviluppato delle resine a base di oli alimentari esausti per la stampa 3D stereolitografica). E Silvia Ferrari, studentessa di Ingegneria Biomedica (come suo lavoro di tesi si sta occupando dello sviluppo di materiali innovativi per la stampa 3D Fused Deposition Modeling).

Formulazioni a base di olii vegetali, eco-compatibili

“Nell’ambito della stampa 3D stereolitografica o a resina, che sfrutta cioè la luce per indurire delle resine fotosensibili – ha spiegato proprio Diego Savio Branciforti – abbiamo sviluppato delle formulazioni a base di olii vegetali, eco compatibili, che garantiscono prestazioni equiparabili a quelle attualmente in commercio”. Una scelta valorizzata dal fatto che la maggior parte delle resine attualmente utilizzate per questa tecnologia, sono tutte a base di acrilati: composti tossici e allergizzanti che rilasciano gradualmente. 

Obiettivo: resine bio-compatibili

“Le formulazioni da noi proposte – ha aggiunto Branciforti – non rilasciano quantità apprezzabili di sostanze organiche volatili, sono eco-compatibili e permettono di riutilizzare degli elementi difficili da smaltire, cioè gli oli alimentari esausti, come monomero di base. Lo stesso processo di produzione delle resine è solvent free e con un atom economy >95%. Si sta portando avanti anche lo studio di fotoiniziatori e coloranti naturali al 100% per sostituire quelli sintetici attualmente utilizzati, così da aumentare la componente naturale delle resine stesse. L’obiettivo finale che ci siamo posti è quello di riuscire ad ottenere delle resine non solo eco-compatibili e derivanti da materiali di scarto, ma anche bio-compatibili per possibili applicazioni in campo medico”.

Stampa 3D Fused Deposition Modeling

Nell’ambito della stampa 3D cosiddetta Fused Deposition Modeling, il laboratorio sta studiando materiali da fonte naturale compositi. “Stiamo sviluppando un filamento composto in parte da PLA e in parte da materiale lignocellulosico di scarto, ottenendo così un prodotto da poter utilizzare per la stampa 3D, naturale al 100%, riciclando materiali altrimenti inutilizzati e destinati allo smaltimento. Il filamento da noi sviluppato presenta delle caratteristiche meccaniche buone, equiparabili alle controparti commerciali e costi bassi di produzione”.

 

IN COLLABORAZIONE CON NINJA.IT